Istinto materno: esiste davvero o è un mito? Cosa dice la psicologia perinatale
Perché non sentirti una “mamma istintiva” non significa essere una cattiva madre: il ruolo dell’ambiente, dell’esperienza e la complessità della cura.

Ti è mai capitato di pensare: “Forse non ho l’istinto materno”?
Ci sono pensieri che molte donne custodiscono in silenzio.
Pensieri che arrivano nel cuore della notte, mentre il neonato piange e tu ti chiedi se stai facendo la cosa giusta.
Pensieri che emergono quando un consiglio non richiesto ti fa dubitare di te stessa.
Oppure quando osservi altre madri e ti sembra che loro sappiano sempre cosa fare, mentre tu ti senti confusa, incerta, impreparata.
Tra questi pensieri ce n’è uno particolarmente doloroso:
“Forse non ho l’istinto materno.”
Per anni ci è stato raccontato che diventare madre significhi acquisire automaticamente una sorta di sapere innato. Una bussola perfetta. Una capacità naturale di comprendere ogni bisogno del proprio bambino.
Ma è davvero così?
La psicologia perinatale, le neuroscienze e gli studi sull’attaccamento raccontano una storia diversa.
In questo articolo esploreremo cosa si intende davvero per istinto materno, perché molte donne sentono di non averlo e quali fattori possono ostacolare o favorire la risposta di cura nei confronti del proprio bambino.
Quando si parla di istinto materno, spesso si finisce in una delle due posizioni estreme.
Da una parte c’è chi sostiene che esista una capacità innata e infallibile che guida automaticamente ogni madre.
Dall’altra chi considera l’istinto materno una pura costruzione culturale.
La realtà, come spesso accade, è più sfumata.
Dal punto di vista della psicologia dell’accudimento, non esiste una sorta di “superpotere” riservato ad alcune donne particolarmente portate alla maternità.
Esiste però qualcosa di molto importante: una predisposizione biologica alla risposta di accudimento (e non è specifica per il genere femminile).
In altre parole, come esseri umani non siamo programmati per sapere sempre cosa fare.
Siamo programmati per rispondere.
Ed è una differenza enorme.
L’accudimento non consiste nell’avere sempre la soluzione giusta.
Consiste nel riconoscere un bisogno e cercare una risposta.
Quando un neonato piange, si aggrappa o richiama l’attenzione dell’adulto, sta comunicando qualcosa di fondamentale per la sua sopravvivenza.
La risposta dell’adulto nasce proprio dall’attivazione di questo sistema di cura.
Non è perfezione.
È disponibilità.
Non è certezza.
È presenza.
Gli esseri umani nascono estremamente dipendenti dagli adulti.
Un neonato non può procurarsi cibo, protezione o conforto da solo.
Per questo motivo, nel corso dell’evoluzione, si sono sviluppati comportamenti specifici che favoriscono la vicinanza con chi si prende cura di lui, vicinanza che garantisce migliori probabilità di sopravvivenza.
Il neonato / il bambino piccolo, quando vive una situazione percepita come minacciosa o stressante
Questi comportamenti non sono casuali, ma servono a mantenere vicina la figura di riferimento.
E quando l’adulto percepisce questi segnali (di bisogno, vulnerabilità, o pericolo), si attiva il sistema di accudimento, fornendo protezione, conforto e supporto.
Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, questa dinamica rappresenta uno dei meccanismi relazionali più importanti per lo sviluppo umano.
Se la spinta a rispondere ai bisogni del bambino sembra assente o molto indebolita, non significa necessariamente che una madre sia sbagliata.
Molto più spesso significa che qualcosa sta interferendo.
Vediamo alcuni dei fattori più comuni.
Nel post-parto la vulnerabilità emotiva è elevata.
Frasi come:
“Lo tieni troppo in braccio.”
“Non sai ancora riconoscere il suo pianto?”
“Ai miei tempi si faceva diversamente.”
possono minare profondamente la fiducia materna.
Quando il dubbio cresce, diventa più difficile ascoltare se stesse e il proprio bambino.
Le esperienze traumatiche durante gravidanza, parto o post parto possono lasciare tracce invisibili.
Molte donne raccontano di sentirsi improvvisamente incompetenti, spaventate o disconnesse da sé stesse dopo aver vissuto situazioni difficili.
La letteratura scientifica mostra che il trauma perinatale può influenzare il benessere emotivo e la relazione con il neonato.
Oggi molte famiglie vivono lontane dalla rete familiare.
La maternità viene spesso affrontata in isolamento.
Paradossalmente, siamo più connesse digitalmente che mai, ma spesso meno sostenute nella vita reale.
Eppure una neomamma ha bisogno di essere accudita tanto quanto il suo bambino.
Questo è forse l’aspetto meno discusso.
Fermati un attimo a riflettere.
Se sei già mamma, prima di diventarlo:
Per molte donne la risposta è no.
E questo conta moltissimo.
Le neuroscienze ci mostrano che osservare un comportamento attiva nel cervello aree simili a quelle coinvolte nell’esecuzione dell’azione stessa.
Questo significa che impariamo anche osservando.
Non soltanto facendo.
L’accudimento, quindi, non è solo teoria.
È esperienza.
È pratica.
È esposizione a modelli reali.
Per comprendere meglio questo concetto, vale la pena conoscere la storia di Zoe.
Zoe è un’orangotanga dello zoo di Richmond.
Quando nacque il suo primo cucciolo, non riuscì ad allattarlo.
Era rimasta orfana molto presto e, vivendo in cattività, non aveva mai osservato altre femmine della sua specie mentre si prendevano cura dei loro piccoli.
Durante la seconda gravidanza, i responsabili dello zoo decisero di intervenire.
Le mostrarono video di altre madri orangotango che allattavano e una custode neomamma iniziò ad allattare il proprio bambino davanti a lei.
Quando nacque il secondo cucciolo, Zoe riuscì ad allattarlo senza particolari difficoltà.
Zoe non era cambiata. Era cambiato il contesto.
Sebbene sia una storia che viene dal regno animale, penso che ci ricordi qualcosa di essenziale: la cura non nasce nel vuoto. Ha bisogno di relazioni, osservazione, supporto e apprendimento.

Se ti sei mai sentita inadeguata, questa parte è per te.
La buona notizia è che la capacità di cura può essere sostenuta e rafforzata.
Circondati di madri autentiche.
Non perfette.
Reali (non le influencer di Instagram!).
Osservare esperienze reali aiuta a normalizzare dubbi e difficoltà.
Non tutti i consigli meritano di essere ascoltati.
Proteggi il tuo spazio mentale.
Seleziona con cura le fonti da cui ricevi informazioni.
Il sostegno sociale è uno dei fattori importanti per la salute mentale materna. Il sostegno del partner, della famiglia è cruciale, in gravidanza e nel post parto. Di seguito alcuni esempi di attività extra familiari, soprattutto per chi ha una rete lontana o emotivamente non disponibile.
Nessuno nasce sapendo accudire un neonato.
La competenza si costruisce.
Giorno dopo giorno.
Esperienza dopo esperienza.
Molto spesso, con la maternità, ritornano a galla situazioni, ricordi, traumi a volte considerati risolti, ma che si possono riattivare. È un momento di una trasformazione gigantesca, dal punto di vista ormonale, identitario, di coppia. Ma c’è una cosa importante che non posso non dirti: la maternità è come un portale che ti dà modo di conoscerti profondamente, anche negli aspetti meno piacevoli e brillanti (non a caso Jung parlava di “ombra”), che possono ostacolare il tuo caregiving.
La capacità di prenderti cura di un altro essere umano fragile e indifeso riattiva molto spesso le tue parti bambine, vulnerabili e indifese. Prendendoti cura di te, ti prenderai cura in modo indiretto anche del tu* piccol*.
Forse la domanda non è:
“Ho o non ho l’istinto materno?”
Forse la domanda più utile è:
“Di quali condizioni ho bisogno per sentirmi sostenuta nella cura?”
L’istinto materno, così come viene spesso raccontato, rischia di diventare un ideale irraggiungibile.
La realtà è molto più umana e interconnessa.
Esiste una predisposizione alla cura, legata indissolubilmente, in termini evolutivi, al garantire la sopravvivenza della nostra specie.
Ma questa predisposizione cresce, si rafforza e si esprime attraverso l’esperienza, il supporto e le relazioni. Si rafforza prendendoti cura anche delle tue parti fragili e vulnerabili.
Anche il modello sociale di maternità è insostenibile: pone al centro la madre, poco il padre e la comunità di sostegno è praticamente assente. Ci si aspetta inoltre che la mamma “liquidi velocemente” la maternità per potersi ridedicare alle logiche capitaliste della produttività, mentre una trasformazione del genere ha bisogno di tempo, spazio e riflessione. E questo paradosso può causare molta ambivalenza.
Per questo motivo, se oggi senti fatica, confusione o insicurezza, non significa che tu sia una cattiva madre.
Potrebbe semplicemente significare che hai bisogno di più sostegno, sia pratico che emotivo.
E questo è profondamente diverso.
Se ti riconosci in queste difficoltà e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi richiedere una prima valutazione del momento che stai attraversando come madre (o futura madre).
Insieme possiamo esplorare i fattori che stanno influenzando il tuo benessere emotivo, l’eventuale relazione con il tu* bambin* e la tua esperienza di caregiving (anche se sei incinta puoi scrivermi, ho possibilità di darti un feedback legato a questa fase). Non è un colloquio diagnostico, solo un primo contatto telefonico di orientamento sui miei servizi, possibile dopo aver risposto ad una serie di domande per me importanti.
👉 Richiedi per email la tua “analisi gratuita” e scopri come posso aiutarti a sentirti più sostenuta e più sicura nel tuo percorso.
FAQ
L’istinto materno esiste davvero?
Esiste una predisposizione biologica alla cura e alla risposta ai bisogni del bambino. Non esiste invece una capacità innata di sapere sempre cosa fare.
È normale non sentire subito un forte legame con il neonato?
Sì. Il legame può svilupparsi gradualmente. Molte madri sperimentano emozioni complesse nelle prime settimane dopo il parto.
Perché mi sento inadeguata come madre?
Commenti svalutanti, stanchezza, isolamento, esperienze traumatiche o aspettative irrealistiche possono influenzare la fiducia materna.
Si può sviluppare la capacità di accudimento?
Assolutamente sì. L’accudimento si apprende attraverso esperienza, osservazione, supporto e pratica quotidiana.
Quando è utile chiedere aiuto?
Quando il senso di fatica, distacco, tristezza o inadeguatezza diventa persistente o interferisce con il benessere personale e familiare.
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