“La valigia della maternità”: il lavoro psicoterapeutico sul materno con le giovani donne
“(…) Nessun figlio può essere una rivincita sulla vita, al limite si tratta di un debito che si contrae con il futuro.
Michela Marzano

Oggi volevo raccontarti di un aspetto del mio lavoro che è trasversale anche nelle psicoterapie individuali di giovani donne sulla trentina: molto spesso salta fuori il discorso della maternità, anche nelle donne che non hanno (almeno nel momento presente) voglia e desiderio di essere madre.
Alcune di loro mi chiedono una mano per capire se non vogliono effettivamente figli, e quello che faccio in questi casi è esplorare i possibili blocchi che sentono in relazione alla maternità, in un’ottica assolutamente non giudicante ed empatica. Molte volte infatti hanno timore della mia opinione sulla loro posizione, e capita spesso che tale timore celi dinamiche di autocritica molto forti.
Quello che noto molto spesso non è l’egoismo di cui sono accusate nella società: nella mia esperienza clinica non sono delle egocentriche, ma persone che il più delle volte si proteggono dal dolore, dell’assolutismo del “l’ho fatto per te”, dall’essere fagocitate nel ruolo di mamme e dalla conseguente paura di perdere aspetti vitali della propria identità. Molto spesso sono figlie di mamme controllanti, invadenti, abusanti emotivamente. O di mamme che hanno rinunciato e sacrificato lavoro, carriera e sogni per loro, con però molta tristezza e rimpianti annessi.
Hanno una paura matta di rifare gli stessi errori dei loro genitori (madri e padri), si sentono pressate a corrispondere.
Lavorando coi bambini e vedendo gli effetti su di loro sulla mancanza di empatia, affetto, amore dei genitori nei loro confronti, quando una donna mi dice che non vuole averne, quello che penso è: ben venga che non li faccia in modo automatico! Significa che sta cercando risposta alle sue domande e che non sta aderendo passivamente e acriticamente alle aspettative sociali.
Penso che sia fondamentale capire qual è la propria eredità infantile ed emotiva, in modo tale che la persona possa prendere la decisione di non averne con consapevolezza e non come una reazione ad un vissuto “non digerito”. A volte può anche cambiare idea, ma questo non è essenziale: il mio ruolo non è convincere, ma sostenerla nel suo processo di esplorazione profonda della sua storia e delle aspettative che sente collegate con la maternità.
Tra le giovani donne ci sono poi tante che già sanno che vogliono essere mamme e che vogliono fare un lavoro di consapevolezza su loro stesse prima di rimanere incinte.
In questo caso, quello che faccio è prenderci del tempo nella terapia per lavorare sulle eredità emozionali della propria infanzia (cosa vuoi mantenere e cosa vuoi cambiare delle modalità relazionali dei tuoi genitori?), ricordando che essere consapevoli non significa automaticamente diventare quella madre che ci si aspetta di diventare, e che solo l’esperienza della gravidanza e del parto e quella viva con quel singol* bimb* creano un mix unico da cui partire (non esiste una mamma astratta, ma incarnata in quell’esperienza specifica con quel bambin* specific*). Lavoro anche in questo caso sulle loro aspettative rispetto alla maternità e allo sviluppo infantile, che molto spesso saranno causa di grande fraintendimenti (calore e contatto umano visti come vizi, sonno del bambino, riflessione sui cambiamenti di coppia e individuali, solo per nominare alcuni esempi). Il lavoro è più generale, naturalmente, rispetto ad una donna già incinta dal momento che si sta aprendo ad un’idea e la concretizzazione è ancora un desiderio in fieri (non dimenticando le problematiche di infertilità).
Questo lavoro è per me molto importante: in questi contesti sto facendo prevenzione e sto aiutando delle donne a decidere un aspetto fondamentale della propria vita: mi sento molto privilegiata nel sentire che nella terapia si possa trovare uno spazio per poter dire l’indicibile o per poter semplicemente portare le proprie speranze sul futuro che verrà.
E tu, come hai vissuto il pensiero della maternità prima di rimanere incinta?
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